Cravatta a farfalla
L'oggetto è anche noto con i seguenti nomi:cravattino, farfallino, farfalla.col termine papillon (derivato, per contrazione, dalle espressioni francesi noeud papillon o cravate papillon) per quello nero, da indossare con lo smoking, cravatta nera (o, con termine inglese: black tie);similmente, per quello bianco, da indossare con il frac, cravatta bianca (o, con termine inglese: white tie) per quello nero, nelle uniformi da cerimonia delle arme dei Carabinieri e dell'Aeronautica Militare, cravatta in raso di seta nera a fiocco orizzontaleLa cravatta a farfalla consiste in un fiocco, simmetrico e di dimensioni contenute, che chiude, analogamente alla cravatta, il colletto della camicia. L'indumento può essere sostanzialmente di due tipi:Il tipo tradizionale da annodare, è costituito da un nastro che si allaccia con nodo del tutto analogo al nodo delle scarpe. Il nastro è per lo più sagomato in varie fogge in funzione del suo aspetto e proporzioni dopo l'annodatura. Normalmente il nastro ha un sistema atto a regolarne la lunghezza per adeguare l'indumento alle diverse dimensioni del collo senza alterare forma e dimensioni del nodo.Il tipo premontato, in versione a spilla oppure a collare, è un adattamento di quello tradizionale più recente, non amato da molti cultori dell'oggetto, in cui il nodo è cucito, che può essere anch'esso regolabile in lunghezza. Indice La cravatta a farfalla è in Italia associata principalmente all'abbigliamento maschile da sera. È considerata una componente indispensabile nella tenuta a smoking o frac. Altro uso tipico è quello associato alle divise da cameriere ai tavoli di bar, ristoranti e ricevimenti, talora anche da giorno, e all'alta uniforme di alcuni corpi. La cravatta a farfalla risulta oggi più rara nell'uso quotidiano semiformale quale alternativa alla cravatta lunga e ha assunto per molti un sapore démodé o volutamente originale. Nell'immaginario collettivo, oltre a questi riferimenti, la farfalla era associata all'abbigliamento tipico di particolari professioni, quali l'architetto, l'artista o il professore universitario, ma ciò ha perso ormai quasi del tutto un riscontro effettivo. In Sicilia e Calabria viene chiamata "du mazzi" (due mazze).